PRESENTAZIONE

 

Per un certo periodo, ho pensato la mia fosse una delle tante avventure di padre con la passione dei motori e dell'enduro, che si ritrova a fare da accompagnatore e meccanico rispettivamente al proprio figlio e alla sua piccola 50cc, ma forse già dopo aver visto la classifica della prima gara, la storia prende una svolta.

Trovare il modo di leggere il nome del "pilota di famiglia" almeno dieci centimetri più in alto nelle successive classifiche, aveva messo in moto quella miscela di benzina e olio ricinato che ai tempi delle superiori mi era stata trasfusa nelle vene in quelle intere giornate trascorse nell'officina di paese, quando il meccanico Antonello era il mio migliore amico, il mio idolo.

Lui si che mi aveva insegnato qualcosa di utile: smontare e rimontare il Franco Morini del mio Muller, verniciare serbatoi e telai,saldare tubi dove alloggiare il P6 "dato giù di lima" fino a ricavarne una essenziale e filante motina da "pista" sulla quale sbattere Sergino, il più magrettino della compagnia; Lui aveva il dovere e il piacere, di lanciarla a manetta sulla nostra base misurata, che altri non era se non lo stradone principale del paese, cercando  di migliorare quei 112 km/h, ignaro del fatto che quel mostriciattolo sotto al suo sedere, le ruote in asse non le aveva proprio.

Qualche considerazione l'avevano tirata anche i miei genitori che vedendo le mie mani sempre sporche di grasso e i libri scolastici sempre in perfetto ordine, dopo qualche anno passato a scaldare sempre lo stesso banco di scuola, decisero di cambiare la mia vita facendomi lavorare con loro nel negozio di calzature, divenuto così la mia attività sino a pochi anni fa

Ma torniamo a noi e alla classifica; Decido di aprire il  minarelli di mio figlio Stefano e di mettere in pratica le mie capacità meccaniche  unitamente a quelle teoriche di preparatore che con mia fortuna avevo col tempo apprese da Sergio, capace preparatore di Kart, col  quale avevo stretta grande amicizia. L'osservavo e lui mi spiegava mentre "aggiungeva" cv   ai suoi motori in quella stanza "sacra" arredata di manipoli,  fresettine e quant'altro che sembravano preparati più ad uso ospedaliero data la pulizia e l'ordine.

Il risultato fu subito incoraggiante e se la classifica non lo  era stata altrettanto, fu dovuto all'esuberanza di guida del mio pilotino.

E' il 2000 e quel motore gira così bene da attirare attenzione:        D) chi prepara la tua moto? - ---     R)  mio papà    --    D) tuo papà è meccanico?    --   R) no, vende scarpe!.

Nel 2001, proprio mentre mio figlio vince la prima di campionato italiano, il mio telefono squilla: sono Mucci...... possiamo incontrarci?......

Pochi giorni dopo nel mio magazzino/officina, mi recapitano una 50cc giallo/blu con la memorabile etichetta sul telaio che recita:  MV AGUSTA MOTOR S.P.A.   n° 00000001.  E' la prima husquarnina, il prototipo

Pochi giorni dopo mentre Marcello Merelli inanellava giri su giri in campetto per testare la bontà della mia prearazione, Mucci era al telefono con Azzalin e rivolgendo al vento il cellulare gridava: senti come gira!!!

Il Merelli aveva stoffa, ma per vincere un campionato bisogna maturare esperienza; riuscirà nell'intento due anni dopo, quando ahimè sarà nostro avversario.

Le emozioni che producono le gare, fanno da corroborante a quella "miscela" che scorre dentro di me e mi impongono di continuare nell'avventura nonostante l'abbandono delle competizioni di mio figlio a metà campionato 2001. (no comment).

Al salone del motociclo di Milano, "armato" di biglietto da visita dove appare un'accattivante scritta "Buelli motosprinter" (che ancora non esisteva), approdo allo stand   LEONELLI,  persona piacevole e interessata allo sviluppo  di una accensione ad anticipo variabile.   Un mese dopo, come promessomi, ricevo dalla spagna il Primo prototipo di accensione A.V. per minarelli am6. Il biglietto che l'accompagna mi ricorda di spedire una relazione sul funzionamento e grafici comparativi con accensioni di serie, ricavati al banco prova.

La Hondina abbandonata  da mio figlio mi consente di far correre Giovanni Apollonio, ma il 2002 è l'anno della prima Xtreme di Lumezzane   e io non riesco a tenere a freno l'idea di vedere un mio motore tentare l'ardire di attaccare lo spaventoso "Dente del diavolo". E' l'incoscienza di Andrea  Fossati ad accomunarsi alla mia. E' l'unico 50cc iscritto.

L'intera settimana precedente la gara, sembrava la fiera internazionale del mal tempo, mi do sempre più del pazzo. Finalmente è sabato, ma non posso abbandonare il lavoro del negozio;  Fossati senior mi tiene informato dell'andamento gara della prima giornata: tutto bene! ci vediamo stasera.  Li non posso mancare caschi il mondo. Via, la gara serale inizia. Si contano sulla punta delle dita i piloti che arrivano in cima  al "dente del diavolo"senza aiuto esterno e i loro nomi sono i più famosi dell'enduro mondiale. Andrea è partito, a metà del "Dente", tra gli sguardi sconcertati e scuotimenti di testa  del  nunerosissimo pubblico, prevale il senso di pietà del gruppo munito di corde, che agganciano la motina e la tirano verso la vetta con il mio "pilotone" (14 anni e 85 kg) che sembra aver spalmato una tonnellata di loctite sulla mani che proprio non si staccano dal manubrio. Il primo passaggio è andato, ma "fox" (così lo chiamo) è in lacrime e non so come riesce a dirmi che è sparito tutto il cavo di comando della frizione. <Tranquillo, ne abbiamo di sorta> Assistenza e via per la seconda tornata. Questa volta tra il pubblico c'è attesa per il 50ino come fossero state fatte scommesse milionarie sulla sua riapparizione.  La misera luce del fanale sbuca dalla valle, mezza salita e nemmeno il tempo di girare gli occhi in cerca di aiuto che la moto viene strappata dalle mani di Andrea  e prosegue sdraiata su un fianco sino alla meta, dove ci arriva ben prima dello ormai stralunato Fox. Fosse stata anche a brandelli l'avremmo reincollata, ma è fatta , la moto va in parco chiuso!!   Mentre scrivo stò fumando una  sigaretta, gli occhi mi lacrimano, ma mi rendo conto che non è il fumo la causa, ma bensì l'emozione così intensa di quel ricordo.

Le mie moto in campionato finiranno 4° e 5° (2002). Fossati non ha dubbi:  Voglio correre il campionato 2003 con una moto preparata da te!

Nei corridoi dei box si vocifera sulla possibile liberazione dei carburatori, l'era del 50cc col diffusore da 14mm sta per finire. Rubo tempo ai miei negozi di scarpe per dedicarmi allo sviluppo del motore, provo serie diverse di carburatori, nuovi gruppi termici, ma non tralascio di studiare una strategia e contatto HM.   Sicuramente è anche grazie ad una buona parola di Mr Leonelli che l'accordo riesce. Così la prima HM 50 rossa telaio 00000004 perimetrale,(le prime tre erano blu) entra nel mio "magazzino".

Alla prima di campionato, io, Eugenio, Diego (due inseparabili amici d'avventure), papà e figlio Fossati, ci presentiamo con delle bellissime camicie beige con la scritta ricamata "Buelli motosprinter" (che continua ad essere fantasia) un gazebo di quelli "attento che volo via" e il necessario per l'assistenza nel baule dell'auto.  Alla fine della stagione di gare di questo 2003, conteremo 12 podi (7vittorie) in 12 gare tra cui quella nel 1° trofeo delle regioni. Sarà una maledetta catena in una delle gare dominate a negarci la vittoria di gara e del campionato stesso.

 Tutt'oggi non so ancora se fossero troppo ambiziose le proposte per il 2004 o se in HM avessero troppe cose a cui pensare, ma non riuscimmo ad accordarci per l'anno successivo, così presi la strada per Varese dove, semplificato dal fatto che nel frattempo in società con mio figlio, avevo fondato ufficialmente la "Buelli motosprinter" aprendo una vera officina, mi venne affidata una delle due CH racing ufficiali.    Pescai Stefano Trevaini dal minicross e affrontammo la nuova stagione di gare arrivando 3°

Senz'altro un bel dato da ricordare, ma quando osservi gli amici sfogliare l'album fotografico, ti rendi conto che le pagine su cui si soffermano e inducono a fare domande, sono quelle con le foto dedicate  a gare come la Trefle o la Xtreme.

Insomma ho bisogno di nuovi stimoli!    E' ancora il 2004 qualcuno bisbiglia di un  ritorno alla produzione di Fanti motor. Effettivamente trovo un sito internet che mescola macchine da caffè col mitico marchio Fantic. Invio un fax  di presentazione. Ore 8:00 del giorno dopo; il mio telefono squilla: <Sono Frefnan della Fantic motor,........................ah, ma lei Buelli è quello di cui ho letto la prova della sua HM su Motocross;............avete perso il campionato per la catena!..........> .   In breve  a settembre 2004 ero in visita alla Fantic.

Parlammo del futuro, alla fine Fregnan mi disse: < Mi raccomando Buelli, lei è la prima persona dopo i miei collaboratori a vedere questa nuova Caballero, sia discreto>

Al nostro incontro successivo con me c'era Maicol Pogna. Una buona stretta di mano sancì i nostri accordi con il grande capo Fregnan.

Quella sera il cielo era sereno, ma per parecchi chilometri la strada di ritorno da Treviso, mi parve allagata. Erano i miei occhi che esprimevano la grande emozione; era come aver vinto un mondiale.   Adesso eravamo dei veri "ufficiali". Un gazebo con il nostro  nome e il marchio della casa, il furgone sponsorizzato, casse piene di ricambi e una attrezzatura da lavoro altrettanto degna della situazione, ma anche tanti occhi addosso, tanta responsabilità frutto di nuove ed intense emozioni a venire.

La nuova CABALLERO 50 telaio n° 000000001 color ferro grezzo (ora in bella mostra negli uffici della ditta), a gennaio gridava i suoi 13500 giri nella mia officina.

Sulla nostra strada nel 2005, quel "fenomeno" di Oldrati e qualche inconveniente di gioventù del "fantichino" non ci permisero di  raggiungere gli obiettivi prefissati. 

 Ricordo  DAVID KNIGHT ai paddock dell'europeo  di S . Remo che vedendo il Caballero si fermò incuriosito e con una particolare luce negli occhi, mi chiese informazioni,  volle accenderlo e mi spiegò che la sua prima moto era stata una Fantic;   Ricordo del 2° posto al trofeo delle regioni devastato dalla sfortuna tra problemi meccanici e una nuvola fantozziana che nel secondo giro scaricava acqua sulle speciali  al passaggio di Pogna dopo che i nostri avversari erano già transitati; ma ancora una volta, il cuore, rimane segnato dalla partecipazione alla XTREME con i suoi 5000 del pubblico e lo speaker in visibilio ad ogni passaggio del Fantic sul "dente del diavolo" e quegli occhi di Pogna che esprimevano una determinazione da "grande" nell'affrontare quei muri.

Nel 2006 la n° 00000001 di turno è la Caballero 125 4T.  Nicolò Vezzoli il suo pilota, forse lo ricordano in pochi, Lui sosteneva di vederci bene anche quando per correre toglieva gli occhiali da vista, ma a noi quelle due clavicole rotte in sole tre gare, lasciano ancora parecchi dubbi.

Le soddisfazioni arrivano da tutta la squadra (otto piloti) che vincono quasi tutti i relativi campionati regionali e soprattutto dal fantastico Edo D'Ambrosio 2° in italiano dietro solo a quel "tritatutto" di Manzi.  Edo è 3° anche sul podio della TREFLE  LOZERIEN, classica  francese di 700 km in tre giorni, con speciali che non ripeti mai, con un seguito di pubblico numerosissimo dissipato su percorsi avvolti in una bellezza della natura inenarrabile.

Per Edoardo, che caratterialmente facevo fatica a capire,  perchè non traspariva mai emozioni, nemmeno quando vinse splendidamente il trofeo delle regioni, l'esperienza XTREME deve essere stata una scossa a 3000volts.

Quell'arena stipata di pubblico che al suo passaggio si alzava in piedi per vederlo meglio formando un effetto hola; quel "muro" invalicabile che al primo passaggio aveva segnato i suoi occhi di paura; la fatica che alla fine del primo giro gli suggeriva di scappare a casa anche a piedi (non ricordo bene cosa gli dissi per convincerlo a proseguire); le pacche sulle spalle a gara finita di tanti famosi piloti e quello stuolo di ragazzini  che gli chiedevano  un autografo, l'avevano stordito letteralmente.  Al telefono con papà D'Ambro', al quale con incredibile pacatezza solitamente rispondeva : si tutto bene, quella sera disse: Incredibile Pa', ti devo raccontare, ma al telefono è troppo lunga.........

Del 2007 racconterò solo della gara francese (alla quale non riesco più a rinunciare), che ha visto una delle due Fantic preparate da me, pilotata nientemeno che da Terry Magnaldy ( famoso per le sue partecipazioni alla Parigi Dakar) e l'altra dal buon Luca Rovelli (nostro pilota ufficiale in italiano), che a causa di un'accensione difettosa ci ha costretti a sostituire ben due cilindri ed altro ancora, in tempi record per  permettergli di arrivare in fondo a quei tre bellissimi giorni di gara.

In fine, vi racconto che la Buelli motosprinter non c'è più.  Il mio socio (mio figlio) ha preso altre strade e io ne ho seguito l'esempio. Ora vado alle gare "alla vecchia" con la mia auto i miei affezionati amici Diego ed Eugenio. Senza rimpianti, anzi con più tempo da dedicare proprio alla competizione e allo sviluppo motori. Anche quest'anno abbiamo la nostra telaio n° 0000001, al nuova Caballero 125 4T a liquido, pilotata da Marco Perletti e finalmente ci siamo vinti anche il campionato italiano.

Non concentratevi solamente sui risultati di gara di cui avete letto, quello della mia storia che più  incuriosisce e mi inorgoglisce, sono le "primizie"   passatemi per la mani e quelle sfide estreme alle quali le mie moto hanno partecipato, con i miei piloti e chi mi ha dato fiducia, a dispetto del mio lavoro principale di tutt'altra natura.

IL 2009 ???  Non so ancora. Vediamo chi mi vorrà come preparatore a amico d'avventura!!!

Grazie a tutti